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Alla scoperta dei Castelli del Ducato di Parma – Una giornata al Castello di Bardi

C’era una volta in un tempo lontano un valoroso comandante di nome Moroello che si innamorò perdutamente della bellissima Soleste, figlia del signore del Castello, sedicenne e già promessa sposa ad un ricco possidente.
Tra le mura di quel Castello, la fiamma dell’amore tra Moroello e Soleste divampò, ma il destino non aveva riservato loro il consueto “e vissero felici e contenti” degno della favola più bella.

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Pasqua a Bologna e dintorni – cosa fare e vedere

Mancano oramai pochissimi giorni al via delle festività pasquali, e quale migliore occasione per godersi una giornata di festa all’insegna di ciò che ti rende più felice?

La classica gita fuori porta, una visita ad un museo, assistere a quella mostra che volevi vedere da tempo o una bella passeggiata all’aria aperta alla scoperta delle bellezze della natura che si sta risvegliando e colorando.

Se non hai troppo tempo a disposizione e non vuoi allontanarti troppo da casa, la città di Bologna ed i suoi dintorni possono essere la meta ideale per trascorrere uno o due giorni all’insegna del divertimento e del sano relax!

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Lizzano in Belvedere: un meraviglioso weekend di neve e coccole

La stagione invernale porta con sé la neve, magica, divertente, capace di creare un’atmosfera davvero unica.

Per i bambini è un vero e proprio spasso, mentre per i piu grandi è l’occasione per tornare indietro nel tempo e godere della bellezza che i cristalli bianchi sono in grado di regalare.

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Hoppipolla box – la cultura indipendente in scatola

Un momento di gioia ci prende sempre di sorpresa. Non siamo noi ad afferrarlo, ma è lui ad afferrare noi.

(Ashley Montagu)

Non c’ė nulla di più magico dello stupore, della sorpresa che provi quando suona il citofono ed è il tuo fedele corriere che ti dice: C’è un pacco per Te!

Ed ecco che il momento di gioia viene ad afferrarti  per l’appuntamento mensile con la tua Hoppípolla box.

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Weekend sul lago di Como in inverno

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni.

Arrivare  ed assistere allo straordinario spettacolo del Lago di Como, non può non trasportarti idealmente tra le pagine di quel Libro che tra i banchi di scuola ti faceva sognare e ricordarne l’incipit.

Potrebbero sembrare banale ma, passeggiando  e guardando  quello specchio d’acqua,  pareva di assistere alle  disavventure che in nome dell’amore Renzo e Lucia in tempi lontani avevan dovuto superare.

In un attimo il lago si era tramutato in un palcoscenico e noi  in spettatori incantati alla riedizione dei “Promessi Sposi”.

Ed è lì tra quelle sponde che quest’anno abbiamo deciso di trascorrere il Capodanno, una meta insolita scelta oltre che per la posizione tattica, essendo non troppo distante dalla nostra città Bologna, e la sua nota bellezza,  per la presenza del Magic light Festival, uno scenografico e suggestivo festival di proiezioni architetturali.

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Vacanza a Rodi on the road 

Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che somiglia al sogno.

(Guy de Maupassant)

Fuori dalla finestra sui tetti la prima neve della stagione, l’aria è pungente, il piumino ha fatto posto al trench ed è di colpo inverno.
Non ero ancora pronta, le temperature miti di questi giorni non mi dispiacevano affatto. A scaldarmi un po’ i dolci ricordi dell’estate.

Ecco che con la mente volo magicamente verso l’Isola di Rodi.

Narra un vecchio mito che l’isola di Rodi nacque dall’amore di Elio, il dio del Sole, e della ninfa Rodo, figlia di Poseidone. Per questo la leggenda dice che per  tanti secoli Apollo il Dio Sole abbia scelto come casa Rodi,  ed è per questo che sull’ isola ci sono ben 300 giorni di bel tempo all’anno.

Ma la bellezza di Rodi non è dovuta solo al bel tempo….. è un’ isola magica, in cui è possibile rivivere la storia millenaria dell’antica Grecia, passeggiando tra le mura della città antica, o cambiare spiaggia e panorama ogni giorno.

Rodi è l’isola dalle insenature romantiche, da cui poter ammirare il tramonto con un drink in mano, ma anche  l’isola dei tanti negozi di artigianato in cui poter dare libero sfogo allo shopping.

Rodi è stata la meta che abbiamo scelto per le nostre vacanze estive, un viaggio on the road. Passaporto, guida Marcopolo alla mano e siamo andati  alla scoperta di un’isola meravigliosa, a tratti inaspettata.

DA NON PERDERE …

  • La città di Rodi e la città medievale  uno degli scampoli medievali più intatti d’Europa dove imperativo categorico è  lasciarsi trasportare dall’atmosfera dei vicoli e perdersi nell’intricato intreccio delle stradine. Atmosfere indimenticabili, d’altri tempi. Come il Palazzo del Gran Maestro nella via dei Cavalieri.

La città vecchia vista dal mare è una meraviglia:torrioni, cupole, minareti che fanno capolino dalle mura. Un connubio architettonico tra edifici cristiani e islamici.
Il porto di Mandraki dove potersi godere  una piacevole colazione o anche un semplicissimo caffè alla greca ammirando tutta la zona turistica.

Mandraki significa “piccolo addiaccio”… in effetti la sua forma ricorda proprio una sorta di riparo, di recinto tutto attorno alle navi.
Ed è proprio vicino al porto che il famoso Colosso di Rodi, la statua bronzea di 31 metri si pensa fosse collocato. Nel 653 d.C. venne venduta dall’arabo Moavias ad un mercante che la fece a pezzi per trasportarla in Oriente in groppa a dei cammelli. Oggi al posto del Colosso il turista e accolto dalla statua del Cervo e della Cerva posti su due alte colonne.

Il porto di Mandraki è uno dei più bei e trafficati porti della Grecia, come la sua Paralia, lungomare ideale per una passeggiata al tramonto, quando le luci fanno risaltare le facciate degli edifici neogotici come il palazzo del Governatore (oggi prefettura), architetture quasi moresche, come la cupola felliniana dei bagni Elli, o littorie come il Teatro nazionale del 1937.

Nea Agorà, l’ antico mercato del pesce oggi punto di ritrovo dei rodiesi.

Il Monte Smith  dove poter ammirare Rodi con i suoi contrasti, contraddizioni urbanistiche, nonché poter visitare l’acropoli. Purtroppo non è rimasto molto dei suoi templi.

  • La cittadina bianca di Lindos, storico borgo di marinai, una cascata di case bianche sovrastato da una rocca dove si trovano i resti dell’Acropoli e del Tempio dorico di Athena che risalgono presumibilmente al 300 a.C. Per arrivarci si devono salire ben 300 gradini, ma giunti a destinazione la fatica vale assolutamente la pena. Lo spettacolo della valle dei templi rodiese ed il paesaggio attorno e pura meraviglia.

Le spiagge più belle 

Anthony Quinn bay sabbia e scogli vinti da una rigogliosa vegetazione in una baia dalle acque color smeraldo 

Ladikou bellissima baia di sabbia e rocce

Kallithea terme 



Protetta da rocce e pietre che giungono fino al mare turchese, la spiaggia di Kalitea si trova a 10 km dalla città di Rodi. E’ famosa perché qui un tempo era in funzione un sistema di sorgenti di acque termali calde, testimoniata dalla meravigliosa architettura delle Terme ancora oggi visitabile

Agathi  beach e la Golden beach, sabbia color oro, acqua cristallina attrezzata sembra un paradiso terrestre 


Prassonissi un istmo di sabbia avvolto nel vento pu to di incontro tra i due mari Egeo e Mediterraneo.


Se sei curioso di scoprire di più di questa isola magica, non perdere i prossimi post su Rodi

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La Pilotta di Parma – una domenica al museo con Igersparma

E come tutti gli anni arriva puntuale l’appuntamento con il World Wide Instameet, l’invito di Instagram rivolto a tutti gli  instagrammers del globo di darsi appuntamento in un luogo fotogenico, per scattare foto e condividerle, utilizzando gli hashtag dedicati.

All’appuntamento non poteva naturalmente mancare la community di IgersParma che ha scelto come location dell’evento il Palazzo della Pilotta, meglio nota come La  Pilotta una delle attrazioni della città ducale da non perdere assolutamente.

E così lo scorso 10 settembre, un nutrito gruppo di igers , nonostante le nuvole cariche di pioggia, si è riunito per condividere una irripetibile esperienza, e raccontare a suon di post questo affascinante complesso museale.

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A due passi dal Teatro Regio e dalla Stazione ferroviaria, tra Piazzale della Pace ed il LungoParma, con il bel prato antistante, la Pilotta appare come un giardino nel mezzo della città: fuori una varia e vivace umanità a tutte le ore, all’interno alcuni dei gioielli più preziosi della “petite capitale“, tanto cara a Stendhal e a Maria Luigia.

La Pilotta si presenta come un imponente palazzo,  simbolo del potere ducale dell’illustre famiglia Farnese, ed è  oggi un Complesso Monumentale unico nel suo genere, che racchiude la Galleria Nazionale, il Teatro Farnese, il Museo archeologico  e la Biblioteca Palatina.

 

Un po’ di storia…

La nascita del Palazzo della Pilotta  è legata indissolubilmente ai fasti  della signorile famiglia Farnese, tra cui Ranuccio Farnese che nel XVI secolo, inglobando la chiesa di San  Pietro Martire decise di fare di questo edificio un grande “contenitore di servizi”, la chiesa, le stalle, i fienili, la caserma, e soprattutto il Teatro Farnese.

Con la fine della famiglia Farnese ha avuto fine anche lo sfarzo di questo grandioso edificio , e solo con Filippo I di Borbone si ha una parziale rinascita continuata fino ai nostri giorni.

Il complesso monumentale deve il suo nome al gioco della pelota basca, che veniva praticato dai soldati spagnoli nel cortile del “Guazzatoio“, originariamente detto appunto della pelota.

L’instameet inizia dallo scalone a doppia rampa, esempio della magnificienza dei Farnese, per proseguire con la visita della Galleria Nazionale e del Teatro.

Purtroppo la Biblioteca palatina (del 1800) è chiusa e non si può visitare, ma se vi capita di trovarla aperta un’occhiata vale davvero la pena darla!

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La Galleria Nazionale
Situata al secondo piano del Palazzo, istituita dai Duchi di Parma, Don Filippo e Don Ferdinando di Borbone, venne arricchita grazie agli acquisti effettuati da Maria Luigia d’Austria, creando così una importante collezione di quadreria.

Le collezioni della Galleria Nazionale comprendono  opere dal XIII al XIX secolo di diverse scuole e maestri, dando vita ad un excursus artistico che copre quasi interamente gli stili e le epoche della storia della pittura italiana.

E’ possibile trovare quadri di Correggio e Parmigianino, del Tintoretto, dei Carracci e del Guercino, fino ad arrivare a Tiepolo e Canaletto. Inoltre sono custodite all’interno della pinacoteca opere molto particolari come la Testa di Fanciulla, detta Scapigliata, attribuita a Leonardo da Vinci,   la Madonna di San Gerolamo di Correggio, la bellissima Schiava turca di Parmigianino e la statua di Maria Luigia di Antonio Canova.


 

Il Teatro Farnese
Al primo piano della Pilotta un imponente portale ligneo dipinto a finto marmo, introduce alla meraviglia del Teatro Farnese, uno dei più grandi teatri seicenteschi d’Europa.

Costruito in brevissimo tempo, utilizzando materiali leggeri come il legno e lo stucco dipinti, il Farnese fu quasi del tutto distrutto dalle bombe del 1944 e ricostruito in epoca moderna, ma conserva ancor oggi il ricordo della fastosa vita di corte dei Duchi Farnese.
Anche la nascita del Teatro è legata alla figura di Ranuccio I Farnese nel 1618, che lo volle per festeggiare la sosta a Parma di Cosimo II de’ Medici. Anche se il Teatro fu utilizzato pochissime volte,  rimangono  gli ambienti e i volumi di una spettacolare opera architettonica.

Museo Archeologico Nazionale
Fondato nel 1760 col nome di “Ducale museo d’antichità” da Filippo di Borbone, in concomitanza con l’avvio delle esplorazioni del sito archeologico di Veleia, rimase per molto tempo l’unico esempio di museo nato a seguito ad una scoperta archeologica. Il Museo espone reperti egizi (sarcofagi, vasi canopi, papiri funerari, amuleti, scarabei), e sculture di età romana, ceramiche greche, italiche ed etrusche, urnette, specchi e bronzetti etruschi, oltre che le opere degli scavi Veleia, tra cui 12 statue in marmo della famiglia imperiale.

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Vale la visita…

Tra le sale della galleria una piccola stanza delle meraviglie di solito non accessibile, in cui sono custodite le opere di Amedeo Bocchi.

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Tra tutte a colpirmi di più Il trittico delle tre sorelle: La Saggia, La Colta e La Folle. di evidente ispirazione liberty , che  ricorda i ritratti femminili di  Gustav Klimt,

Ciò che colpisce perdendosi nei ritratti di donna è la dimensione domestica, familiare, intimistica, ed al contempo dotata di elegante sensibilità che si percepisce sia nei colori tenui utilizzati sia  nella gestualità.

Inoltre  durante la visita gli igers e solo gli igers hanno potuto, in via esclusiva percorrere la discesa della Cavallerizza solitamente inacessibile al pubblico.

E dulcis in fundu, passando attraversando il cortile detto  “Guazzatoio”  ci è stato consentito l’accesso agli uffici solitamente inibiti al pubblico, un luogo  da cui poter godere di un meraviglioso colpo d’occhio sulla Pilotta dall’alto e sulla città di Parma.

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Se ti ho incuriosito e vuoi rivivere  la nostra esperienza ti basta sbirciare su instagram e cercare gli hashtag #instameetparma24 e #wwim16parma

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Un pomeriggio a Milano in compagnia di Klimt


Temo proprio che si debba fare a meno di un mio autoritratto artistico o letterario, ma non è una grande perdita. Chi vuol sapere di piu su di me, cioè sull’artista, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.

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Nelle parole di Klimt l’essenza stessa della mostra ” non mostra” dedicata all’artista  austriaco, uno dei più significativi artisti della secessione viennese, in  scena fino al 7 Gennaio al MUDEC di Milano.

La Klimt Experience, è una vera e propria esperienza multisensoriale, che ti accompagna in un percorso narrativo in cui  attraverso immagini,  luoghi,  oggetti, musiche e personaggi che hanno contribuito a dare  vita  all’ universo pittorico, culturale e sociale in cui visse e operò l’artista.
Così, grazie a  ‘Klimt Experience’, puoi vivere un’esperienza culturale a 360 gradi: un’esperienza totalmente immersiva all’interno delle principali opere di Klimt, che con il sottofondo sonoro delle note dei valzer di Strauss o le sinfonie di Beethoven dona un’emozione unica.

Ammetto che ho ancora nelle orecchie le note di Strauss …. e la sensazione di trovarmi a Vienna a danzare un valzer.

La Mostra 

In una unica  experience room vengono proiettate su pavimento, pareti e soffitto 700 immagini che raccontano Klimt, la sua opera, la Vienna della Secessione ma anche la sua influenza sulle arti decorative e nella moda. 

Ti siedi al centro della stanza e lo spettacolo è tutto attorno a te , e ti ritrovi avvolto dai quadri klimtiani  che con una proiezione virtuale scorrono lentamente dalle pareti e sul pavimento, con l’accompagnamento della suggestiva colonna sonora che alterna brani di Strauss, Mozart, Beethoven, Bach. Le immagini si susseguono in un unico flusso onirico che ti  mostra la vita e la carriera dell’artista dagli esordi fino agli ultimi dipinti, dando vita ad un mondo simbolico, enigmatico e carico di sensualità.

Dopo un excursus multisensoriale, lo spettatore viene  riportato al gesto manuale, all’atto  creativo,  ed invitato a lasciare le sue sensazioni sul “Colouring Wall” : lasciare un segno che rapresenti l’emozione raccolta durante la visita, scegliendo il proprio  colore preferito, che sia il rosa, il rosso o il blu non importa, ciò che importa è l’impronta da lasciare  impressa li sul “muro della creativita”.

L’artista

Klimt, esponente della Secessione viennese, ha saputo  tradurre le inquietudini della sua epoca attraverso forme fantastiche, linee allungate e colori brillanti, esprimendo un senso di mistero. Al centro della sua arte un posto di primo piano è riservato alla donna, tanto da sembrare quasi un’ossesione. Le ritrae vestite o nude, in pose statiche o languide, in stati di calmo appagamento o di eccitazione. Klimt stesso ebbe svariate amanti di cui riconobbe 14 figli ma senza sposare nessuna. Per lui la donna è al contempo generatrice e distruttrice, sensuale ed inquietante.

Le opere 

Tra le opere più famose, degna di nota è “Giuditta”, simbolo della donna fatale: l’eroina biblica è ritratta a seno nudo mentre regge tra le mani la testa recisa di Oloferne, con un’espressione sul volto che sembra esprimere godimento per l’atto appena compiuto. Il corpo della donna si intreccia con arabeschi e forme geometriche su uno sfondo piatto e irreale. 

Ma il dipinto che più ho amato e che da sempre è  tra i miei preferiti è “Il Bacio”

Qui Klimt è riuscito nell’ardua impresa di fermare l’attimo, l’istante in cui i due amanti sono uniti indissolubilmente nell’estasi d’amore.

Come in una dimensione a-temporale e a-spaziale, i due amanti si intrecciano, lui volto verso di lei e lei totalmente abbandonata tra le sue braccia, avvolti in un’aura color oro che li protegge dal resto del mondo.

Sono solo loro due, il loro amore e nulla più.

Consiglierei di visitare la mostra?

Se ti piace Klimt e desideri vivere l’esperienza di entrare all’interno dell’opera la “Klimt Experience” non ti deluderà.

Se  ti va raccontami la tua di Experience. 

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Maiorca un itinerario alla scoperta dei luoghi più suggestivi: Soller

Tra i luoghi più suggestivi di Maiorca non posso non annoverare la piccola cittadina incastonata nella Serra de Tramuntana, Soller, piccola pietra preziosa, immersa in una valle ricoperta da ulivi ed aranci.

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Per anni questa piccola cittadina è rimasta isolata, per causa della Serra de Tramuntana, dalla capitale Palma di Maiorca:  addirittura, fino agli anni Trenta,  gli abitanti di Soller erano costretti ad andare a vender gli agrumi in Francia via mare!

Solo dopo la Prima Guerra Mondiale furono scavate  gallerie per  creare un collegamento via treno …. un treno che funziona ancora oggi.

Direttamente dalla Belle époque il Tren de Sollerdal 1912 attraversa la Serra de Tramuntana, collegando la capitale a Soller, mostrando ai fortunati passeggeri un paesaggio da cartolina, fatto di foreste di pini marittimi,  pianure costellate di mandorle, ulivi, agrumenti e villaggi.

Un treno antico ed un tram anch'esso dal sapore vintage sfidano ancora oggi le alture della Tramuntana, il primo,  sotto la montagna collegando Palma a Soller, il secondo, da Soller a Port de Soller e alle sue spiagge, correndo lungo i  dehors dei caffè da  Placa Constituciò.

COSA FARE IN UNA GIORNATA A SOLLER

  • Perdersi tra le sue vie, LAS CALLES, per dirlo nella lingua degli abitanti del luogo alla scoperta di scorci romantici, angoli pittoreschi da fotografare

  • Scoprire ed immortale gli elementi architettonici di stile neoclassico delle residenze eleganti, sulla Gran via  o dell' art nouveau sulla Carrer Sa Lluna.


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  • Ammirare, la maestosa chiesa di San Bartolomeu, esempio di Art Nouveau, da uno dei tanti localini della piazza centrale

  • Fare un saltoindietro nel tempo entrando nella stazione de Soller dove è possibile anche visitare la mostra di Mirò e una esposizione permanente di Picasso

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  • Prendere il tram vintage  per Port de Soller e fare una passeggiata sul lungomare o  distendersi a prendere il sole

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COSA MANGIARE

  • Assolutamente da non perdere le leccornie a base di arancia, la Ensaimada, ripiena di crema e arance locali, must della vallata e delizia della cucina maiorchina!
  • Una buona paella vista mare a Port de Soller

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Per una pausa pranzo veloce segnalo questo posticino che ho scoperto per caso, alla ricerca di angoli instagrammabili in grado di trasmettere la tipicità dei luoghi.

Qui da Es Cantò  è il colore rosso ad attirarti il rosso dell'insegna, il rosso dei peperoncini appesi ovunque come fossero amuleti portavlrtunsta, il rosso della sobrasada o del Jamon dei bocadillos.

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Dall'esterno da l' idea di essere una bottega di altri tempi, quelle che trovi nelle nostre città del meridione, all'interno ti stupisce: un cortile interno con tavolini e sedute per mangiare comodamente e una dimora elegante che al contempo funge da atelier di prodotti artigianali, in primis le espadrillas!

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Maiorca, un itinerario alla scoperta dei luoghi più suggestivi: Valdemossa e la nota blu di Chopin

Ai piedi del Puig des Teix sorge l’incantevole e pittoresca cittadina di Valdemossa, con case in pietra di color ocra, viuzze charmantes e decorate con vasi di fiori colorati sospesi alle pareti delle sue case.

Ma ciò che ha reso nel tempo famosa questa cittadina fu la storia d’amore tra il compositore Frederic Chopin e la celebre romanziera francese George Sand che soggiornarono qui.

Qui a Valdemossa il rumore della pioggia ha ispirato un preludio a Chopin mentre le passeggiate hanno dato vita alle pagine di George Sand.

Passeggiando tra le vie hai quasi la sensazione di riconoscere negli sguardi delle coppie che camminano a braccetto, gli sguardi del musicista e della scrittrice, sguardi colmi di passione.

 

E l’amore che ha legato Chopin a George Sand e stata passione che travolge tutti i sensi.

I due si incontrarono ad un ricevimento a Parigi nel  1838 e si narra che quella sera Chopin si mise al pianoforte, e tra gli ospiti ad ascoltare le magiche melodie c’era  lei, Aurore Dupin, nota al mondo come George Sand.

La scrittrice all’ ‘epoca  ha sei anni più di lui, è una donna sensuale e ammaliatrice,  che annovera tra le sue conquiste personaggi del calibro di Prosper Mérimée ed Alfred de Musset.

Chopin, dapprima, pare mostrare verso di lei una spontanea antipatia, ma poi nel suo diario scriverà:

 Che dicevano quegli occhi? Essa s’appoggiava al pianoforte e il suo sguardo di brace mi inondava, la mia anima aveva trovato il suo porto.

 

Di lei si dice che sentiva la nota blu… la nota  con cui Chopin soleva concludere ogni suo concerto come fosse una speciale e personale dedica a lei. L’amore tra i due divenne subito tanto forte  da divampare come fosse  un incendio.

Sul suo diario, infatti Fred scriveva:

Aurore! I tuoi baci mi bruciano come bracieri ardenti!

COSE DA NON PERDERE

La Cartuja
Una volta a Valldemossa  il turista non può non visitare La Cartuja, che è forse la principale attrazione culturale e storica.

La Cartuja è un monastero molto antico risalente al 1399 e deve il suo nome al fatto che sia stato abitato  dai monaci certosini (cartujos) che vi rimasero fino al 1835. Questa  è stata la location scelta come residenza invernale  tra il 1838 ed il 1839 da Chopin e da George Sand. In questo inverno la coppia visse a La Cartuja una storia d’amore idilliaca, di cui rimangono i ricordi nel museo ospitato oggi da questo antico monastero. Il museo conserva anche l’eredità dei certosini.

Il palazzo Rey Sancho, ex dimora reale, che fu poi la residenza temporanea dello scrittore Jovellanos, di Ruben Dario, di Miguel de Unamuno, e Eugeni D’Ors e Azorin, gli ultimi tre nel primo Novecento.

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Degni di nota Los azulejos , piccole mattonelle di ceramica colorate, che narrano la vita di Santa Catalina Tomas, protettrice di Valdemossa, e che puoi trovare sulle mura delle case come segno scaramantico degli abitanti del borgo, poiché tradizione vuole che siano uno strumento capace di allontanare le disgrazie.

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Valdemossa è anche piccoli negozi di artigianato da non farsi sfuggire per chi come me è shopping addicted

Valdemossa è come un gioiello di famiglia che ne conserva la storia, le tradizioni e ti basta tenerlo tra le mani per poterne ascoltare il racconto: leggende sulla santa protettrice, amori folli e disperati a tratti logoranti per perdersi in fantasticherie che ancor di più ti fanno amare questo luogo suggestivo.

Ma Valdemossa è anche luogo di notevole interesse paesaggistico, perché passeggiate tra le sue vie offre scorci meravigliosi sul territorio circostante.

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Maiorca , un itinerario alla scoperta dei luoghi più suggestivi  

Le vacanze estive ancora troppo lontane, ma il desiderio  di trascorrere momenti di puro relax, all’insegna della scoperta di luoghi sconosciuti , era troppo forte.

Allora, in un attimo, che potrei dire di pura irrazionalità, con un  semplice click mi sono ritrovata con due biglietti aerei destinazione Palma di Maiorca per trascorrervi un  lungo week end.

Un gesto irrazionale che mi ha permesso di scoprire una terra inaspettata, dove puoi incontrare natura incontaminata, cittadine dal sapore antico, e spiagge selvagge.

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#INSTAMEETPARMA23 a Compiano: un hashtag per viaggiare nel tempo

Come resistere all’invito dei community manager di IgersParma  a trascorrere una giornata all’insegna di scatti, post e hashtag in uno dei “Borghi più belli d’Italia” ?

Assolutamente impossibile … e così la scorsa domenica 2 Luglio, un nutrito gruppo di instagramers, me compresa, ha invaso le  vie del borgo di Compiano e  le stanze del suo Castello , con l’obiettivo unico di condividere la bellezza catturata attraverso l’occhio “social” dello smartphone.

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In mostra i Luoghi del Cuore di Bologna…

Avresti mai pensato di trovare un cuore green nel  centro città?

Ebbene si… a Bologna può succedere anche questo: passeggiare tra le vie nel riverbero delle sue mura e lungo i portici per poi trovarsi di colpo in un’oasi verde nascosta nell’architettura urbana.

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Tra neve e relax, cosa fare sul Monte Cimone

Fuori il caos ed il rumore della città, addosso lo stress della quotidianità, dentro la voglia di mollare tutto anche per un solo giorno alla ricerca di pace e tranquillità.

E dove poter ritrovare la pace e la tranquillità perduta se non immergendosi nella natura incontaminata?

Allora corri a prendere sciarpa, guanti, cappello e tuta da sci, e in meno di due ore ti trovi direttamente ad affondare gli scarponi nel manto immacolato della neve nella splendida cornice del Monte Cimone, che con i suoi 2165 metri d’altezza è il maggiore rilievo dell’Appennino Settentrionale!

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Borgo San Giuliano: un luogo magico nel cuore di Rimini

Poco lontano dal celebre Ponte di Tiberio, testimonianza del passaggio dell’Impero Romano, e sulla sponda settentrionale del fiume Marecchia, si può scorgere un antico borgo, un borgo di quelli in cui il tempo sembra essersi fermato.

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Revolutija – le avanguardie russe in mostra a Bologna

La rivoluzione mi ha scosso con tutta la sua forza, impadronendosi della personalità sino in singolo uomo, del suo essere traboccando dai confini dell’immaginazione ed irrompendo nel mondo sentimentale delle immagini, che diventano loro volta parte della rivoluzione.
Marc Chagall

Per il centenario della Rivoluzione di Ottobre al Mambo la mostra REVOLUTIJA. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky.

Direttamente dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo arrivano a Bologna i capolavori di artisti noti tra cui Kazimir Malevich, Wassily Kandinsky, Marc Chagall , Valentine Serov, Alexandr Rodchenko e molti altri meno noti, che ci raccontano la straordinaria modernità dei movimenti culturali della Russia di inizio Novecento: dal primitivismo al cubo-futurismo, fino al suprematismo.

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